CAMBIO ALIQUOTE E DETRAZIONI IRPEF NELLA LEGGE DI BILANCIO 2026

CAMBIO ALIQUOTE E DETRAZIONI IRPEF NELLA LEGGE DI BILANCIO 2026

La Legge di Bilancio 2026, approvata lo scorso 17 ottobre, prevede all’art. 2 una modifica in materia di aliquote IRPEF. L’intervento principale riguarda la revisione dell’aliquota del secondo scaglione di reddito, che ha l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale sul “ceto medio”, dopo che i precedenti interventi si erano concentrati sulle fasce di reddito più basse, e di proseguire nel percorso di semplificazione del sistema fiscale.

Attualmente risultano in vigore le seguenti aliquote:

  • 23% per i redditi fino a €28.000
  • 35% per i redditi superiori a €28.000 fino a €50.000
  • 43% per i redditi che superano €50.000

Con il Ddl Bilancio 2026 è prevista una riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%, misura che interesserà circa 12,5 milioni di contribuenti. L’intervento, che avrà decorrenza dal 1° gennaio 2026, costituisce un proseguimento delle riforme già introdotte nel 2024, quando era stato accorpato il primo e il secondo scaglione IRPEF, portando l’aliquota al 23% per i redditi fino a 28.000 euro.

Oltre alla modifica delle aliquote, la manovra prevede la sterilizzazione del vantaggio fiscale per i redditi superiori ai 200.000 euro. In sostanza, i contribuenti che rientrano in questa fascia di reddito dovranno ridurre le loro detrazioni di un importo pari al vantaggio fiscale derivante dalla nuova aliquota del 33%, ovvero 440 euro all’anno (pari a circa 36 euro al mese).

In sintesi, la riforma mira a semplificare il sistema fiscale, ridurre il peso delle imposte sui redditi medi e mantenere un’equa distribuzione dei vantaggi tra i contribuenti.

 

Dalla Nostra Redazione

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

 

 

NUOVA PROCEDURA AUTOMATICA PER LA LIQUIDAZIONE IVA NEL DDL BILANCIO 2026

NUOVA PROCEDURA AUTOMATICA PER LA LIQUIDAZIONE IVA NEL DDL BILANCIO 2026

L’Art. 25 della bozza della Legge di Bilancio 2026 presenta una nuova procedura di liquidazione automatica con cui l’Agenzia delle Entrate determina e comunica al contribuente l’importo del debito d’imposta in caso di omissione della dichiarazione IVA annuale.

Tale procedura consente all’Agenzia delle Entrate di liquidare l’imposta dovuta sulla base della documentazione digitale disponibile, tra cui fatture elettroniche emesse e ricevute, corrispettivi telematici trasmessi e comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche. Una volta completate le operazioni, il contribuente riceverà una comunicazione di irregolarità, contenente l’esito della liquidazione e il calcolo dell’imposta dovuta. A questa punto il contribuente potrà procedere al versamento delle somme dovute o a fornire chiarimenti in merito.

Il versamento andrà eseguito non solo per l’imposta dovuta, ma anche per gli interessi e per la sanzione amministrativa pari al 120% del tributo dovuto per il relativo periodo d’imposta. Se le somme dovute saranno versate entro i 60 giorni dalla notifica, la sanzione verrà ridotta a un terzo del suo importo ordinario. In caso contrario, le somme liquidate verranno iscritte a ruolo a titolo definitivo.

Nel caso in cui il contribuente ritenga che alcuni elementi siano stati valutati in modo non corretto o non siano stati presi in considerazione, potrà rispondere all’Ufficio fornendo i documenti e i chiarimenti necessari. Qualora la documentazione presentata determini una diversa imposta dovuta, il contribuente riceverà nuovamente comunicazione e avrà 60 giorni per effettuare il relativo pagamento. Anche in questo caso, se i riscontri non risulteranno idonei, è prevista l’iscrizione a ruolo delle somme.

In conclusione, la bozza della manovra del 2026 potenzia le capacità di controllo dell’Agenzia delle Entrate e permette di accelerare le procedure e il recupero delle imposte dovute.

Dalla Nostra Redazione

Fonte: Il Sole 24 Ore

TASSE SUGLI AFFITTI BREVI: LE NOVITÀ SULLA CEDOLARE SECCA

TASSE SUGLI AFFITTI BREVI: LE NOVITÀ SULLA CEDOLARE SECCA

Nella bozza della Legge di Bilancio 2026 emergono alcune novità sulla tassazione degli affitti brevi per finalità turistiche. Una modifica apportata negli ultimi giorni introduce un aumento dell’aliquota della cedolare secca che, a partire dal 1° gennaio del 2026, passerà dal 21% al 26% per le locazioni effettuate tramite intermediari immobiliari o piattaforme telematiche. Rimarrà invece al 21% per i proprietari che affittano direttamente il proprio immobile.

Il sistema precedente prevedeva un’aliquota base del 26% per i redditi derivanti da affitto breve e la possibilità di optare per l’aliquota del 21%, nel momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, per un solo immobile. In sostanza, chi affittava due immobili aveva la possibilità di usufruire dell’aliquota al 21% per la prima casa e del 26% a partire dalla seconda.

Con la bozza della Legge di Bilancio 2026 era stato ipotizzato un aumento generalizzato dell’aliquota al 26%. Tuttavia, il testo “bollinato” della manovra economica introduce una nuova disposizione che consente l’applicazione dell’aliquota del 21%, a condizione che per l’unità immobiliare non siano stati conclusi contratti tramite attività di intermediazione immobiliare o portali telematici. Quindi, chi ha affittato tramite Airbnb, Booking o agenzia immobiliare sarà soggetto all’aliquota del 26%.

In base alla relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato il 90% delle abitazioni (516 mila nel 2024) viene affittato tramite queste piattaforme. La correzione quindi riguarda un numero esiguo di contribuenti, poiché la maggior parte continuerà ad avvalersi di tali piattaforme per via delle procedure semplificate e della rapidità delle transazioni. Nel 2024 i proprietari hanno versato imposte per 956 milioni di euro; con l’entrata in vigore della nuova norma, a partire dal prossimo anno, le entrate fiscali sono destinate a aumentare di circa 102 milioni all’anno.

Per concludere, la riformulazione della norma elimina l’aumento generalizzato, ma mantiene l’applicazione dell’aliquota al 26% per la maggioranza degli affitti brevi. Nei prossimi giorni il testo “bollinato” arriverà in Parlamento, dove sarà oggetto di dibattito politico che comporterà l’assetto definito della norma.

Fonti: Il Sole24Ore e Il Corriere della Sera

PROROGA BONUS LAVORI IN CASA PER IL 2026

PROROGA BONUS LAVORI IN CASA PER IL 2026

Il disegno della legge di Bilancio 2026 conferma la proroga del sistema messo in atto l’anno scorso in materia di sconti per la casa. L’assetto prevede quindi due requisiti per accedere al livello più alto di sconto del 50 per cento: il primo è quello di avere l’abitazione principale, ovvero la residenza, nell’immobile ristrutturato, mentre il secondo è quello di essere proprietari o titolari di un diritto reale di altro tipo su quell’immobile. Chi invece non sarà in possesso di tali caratteristiche, riceverà il bonus inferiore del 36 per cento.

Questo schema si applicherà su tre tipologie di agevolazioni con la stessa aliquota: lo sconto base per le ristrutturazioni, applicato per operazioni come il rifacimento di impianti, lo spostamento di tramezzi o la posa di pavimenti; l’ecobonus per l’efficienza energetica, tipico di interventi come la sostituzione di infissi, l’installazione di pompe di calore o di sistemi ibridi per gli impianti di riscaldamento; e, infine, il sismabonus, dedicato alla messa in sicurezza antisismica.

La caratteristica distintiva di questo assetto è che ogni sconto avrà la propria procedura di adempimento con i relativi massimali. Per esempio, per l’ecobonus occorrerà l’invio della comunicazione all’Enea, mentre il bonus ristrutturazioni prevederà l’effettuazione di un bonifico parlante collegato a una fattura. Un’ulteriore novità riguarda la proroga del sistema che si estenderà per un solo anno. Infatti, a partire dal 2027 scatterà l’abbattimento, come programmato al 36 per cento per le prime case e al 30 per cento per le seconde.

Rientra inoltre nel pacchetto delle proroghe per il 2026 anche il bonus mobili, dedicato agli acquisti di arredi e di grandi elettrodomestici, per il quale sarà disponibile un’agevolazione del 50 per cento su un massimo di 5.000 euro di acquisti. In questo caso, non è prevista una differenza tra prime e seconde case, come per le altre detrazioni.

In conclusione, la proroga dello schema in vigore è d’interesse soprattutto per i proprietari di seconde case, per i quali il taglio al 30 per cento era il più probabile, soprattutto per le intenzioni espresse dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti riguardo la tutela delle abitazioni principali.

 

Fonte: Il Sole24Ore